Serie TV: The Umbrella Academy, Stagione 2 – Recensione Creativa

Ciao readers, io sono Oreste! Cate vi aveva già parlato di me, dicendo che sarei entrato nel blog come collaboratore. Eccomi perciò qui, oggi, con la mia prima recensione! Vi parlerò della seconda stagione di Umbrella Academy, ma in una maniera leggermente diversa dal solito poiché all’interno della recensione troverete anche un’illustrazione che ho realizzato subito dopo la visione della serie. È per questo che l’ho chiamata recensione creativa. Ma adesso bando alle ciance e parliamo di Umbrella Academy.

Trama

Cinque ha avvertito la sua famiglia (così tante volte) che usare i poteri per fuggire dall’apocalisse di Vanya del 2019 sarebbe stato rischioso. Bene, aveva ragione: il salto nel tempo sparpaglia i fratelli per tutta Dallas, in Texas, per un periodo di tre anni a partire dal 1960. Alcuni, rimasti bloccati nel passato per anni, si sono costruiti una nuova vita e sono andati avanti, certi di essere gli unici sopravvissuti. Cinque è l’ultimo ad atterrare, nel mezzo del giorno dell’apocalisse, che – spoiler! – è il risultato dell’interruzione temporale (qualcuno ha un déjà vu?). Ora i membri dell’Umbrella Academy devono trovare un modo per ricongiungersi, capire cosa ha causato il giorno dell’apocalisse, fermarlo e tornare al tempo attuale per bloccare quell’altra apocalisse. Il tutto mentre vengono cacciati da un trio di spietati assassini svedesi.

Prima di iniziare volevo dirvi due cosine. La prima è che potete trovare l’illustrazione, in vendita come stampa, nel nostro negozio, Pendragon’s Shop, cliccando direttamente QUI; la seconda è che ho pubblicato anche un video su YouTube dove, oltre a parlarvi della serie tv, vi mostro anche l’illustrazione nel dettaglio, insieme alla sua realizzazione. Potete trovare il link del video QUI.

Questa seconda stagione presenta 10 puntate come la prima, e devo dirvi che anche stavolta è stato subito amore a prima vista. Fin dalla prima stagione, Umbrella Academy mi ha affascinato con questo suo modo di narrare un po’ sopra le righe. Nonostante alcune scene volutamente trash, grazie a questo tipo di contesto eccessivamente – scusate la ripetizione – eccessivo, anche le scene più insignificanti vengono enfatizzate a dismisura, giocando molto spesso anche con il rapporto di amore e odio che c’è tra i vari protagonisti. 

Si nota, infatti, fin da subito che sono una famiglia, sì, speciale, ma soprattutto atipica. Ogni personaggio ha i propri mostri e i propri difetti, così come i propri pregi (anche se pochi). Quello che distingue questa serie da altre saghe supereoristiche è proprio questa molteplicità di difetti all’interno dei personaggi; questo aiuta molto a immedesimarsi e a empatizzare con loro, rendendoli più reali e meno stereotipati.

La seconda stagione parte letteralmente a bomba: con l’imminente fine del mondo accompagnata da una magnifica canzone di Frank Sinatra, e introducendo la grande novità di questa stagione, ovvero l‘ambientazione. Ci troviamo adesso in un’America dei primi anni ‘60, dove le discriminazione la fanno ancora da padrone. In questo contesto ho trovato molto interessante la presenza di diversi riferimenti all’emancipazione dei neri, e ritengo che la tematica risulti ancora molto attuale e cada a pennello, visti sopratutto i recenti avvenimenti che hanno scosso l’America, e proteste relative al Black Lives Matter. Troveremo, quindi, come ho detto, parecchie scene dove ci sono proteste realmente avvenute all’epoca riprodotte quasi fedelmente, e vedremo diversi volti conosciuti come Martin Luther King e Malcom X. Oltre alle discriminazioni verso i neri, notiamo comunque anche una forte impronta omofoba, sempre caratteristica dell’epoca. Ho adorato, quindi la cura maniacale nel riprodurre l’America di quel periodo, rendendo il tutto in maniera coerente e realistica.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza un ottimo comparto tecnico. La fotografia ha avuto un miglioramento notevole rispetto alla prima stagione: luci, ombre, ogni inquadratura ha i suoi perché e i suoi colori, regalando così un effetto molto vintage alla produzione. Anche la regia ha fatto passi da gigante, giocando molto con i ritmi della storia rendendoli frenetici, ma non frettolosi, riuscendo a dare il giusto background ad ogni personaggio. La narrazione, anche se non fa gridare al miracolo, nell’insieme funziona. Riesce ad emozionare nonostante i ritmi spezzati e regala attimi di mindfuck assurdi.

Ogni personaggio è stato ben caratterizzato, e lo si evince dalla crescita dei vari protagonisti, logicamente cambiati da questa time-line. Partiamo da Numero 1, Luther, la forte morale che l’ha sempre contraddistinto viene spezzate dalle numerose delusioni, portando a un cambiamento notevole del personaggio. Diego, invece, resta attaccato ai suoi ideali cercando di fare l’eroe anche in un’epoca diversa dalla sua, ma un nuovo personaggio lo distrarrà da quelli che sono i suoi obiettivi. Allison, visti gli avvenimento che hanno preceduto questa stagione, impara a non fare più affidamento sul suo potere, ma cercando di ottenere tutto con le proprie forze. Su Klaus non posso dire molto perché ho paura di fare spoiler, posso solo dirvi che ha lasciato il segno. Numero 5 si conferma il giusto leader del gruppo, il suo cinismo aumenterà a dismisura, fino a raggiungere quasi la follia. Ben, è ovviamente legato a Klaus, per cui anche parlando di lui mi ritroverei a fare spoiler, posso però dire che gli è stato dato molto più spazio rispetto alla precedente stagione, colmando anche alcune lacune (ps: è un tenerello). Vanya ripartirà da zero riscoprendo sé stessa e il suo potere. Purtroppo non tutti vengono valorizzati a dovere lasciando ancora alcune domande senza risposta, nella speranza di scoprirne di più nella prossima stagione.

In conclusione la seconda stagione di Umbrella Academy convince, stupisce, ma soprattutto si migliora nonostante qualche piccola sbavatura. Ha saputo tenermi incollatato allo schermo aumentando la mia curiosità e voglia di sapere, e credo che quando una serie, nonostante i suoi toni sopra le righe, riesce a farti riflettere e venire voglia di guardarla per ore e ore, quella serie abbia fatto centro.

Vorrei recuperare al più presto anche la Graphic Novel, nella speranza sia di scoprire cose nuove che non sono state trattate nella serie tv, sia per vedere le differenze che ci sono tra i due media. Il mio voto oggettivo per questa stagione è di 4.5 pixel, mentre quello soggettivo, e ricco di amore, è di 5.

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