Review Party: Creepshow, Stephen King

Ciao readers! Oggi torno a parlarvi di un’altra Graphic Novel: Creepshow! Prima di iniziare, voglio ringraziare Red Kedi per aver organizzato l’evento e la casa editrice per aver fornito la copia.

Trama

Classico di culto dell’horror anni ’80, Creepshow è al tempo stesso un appassionato omaggio alla tradizione dei fumetti EC Comics e il vero archetipo della serie tv Stranger Things. Se il film omonimo del 1982 è stato diretto da George A. Romero, questo albo a fumetti è stato disegnato da Bernie Wrightson, gigante dell’illustrazione horror e artefice – fra le imfinite imprese artistiche – di un indimenticabile Frankenstein in forma di fumetto e di romanzo illustrato. Ma su tutto e tutti troneggia la scrittura di Stephen King, autore delle cinque storie raccolte in Creepshow nonché burattinaio di alcune fra le più inquietanti e angosciose vicende narrative della letteratura d’ogni tempo, qui in forma davvero smagliante.

Editore: Mondadori

Data di Pubblicazione: 26 Ottobre 2020

Pagine: 64

Prezzo: 18,00€

Creepshow è una raccolta di storie horror tratte da un film a episodi con il medesimo nome del 1982, diretto da George A. Romero e scritto da Stephen King. I disegni sono stati curati da Bernie Wrightson e I colori da Michele Wrightson, mentre la copertina è stata realizzata da Jack Kamen. Essendo un adattammo curato da tre professionisti del settore fumettistico dell’epoca soprattutto in ambito horror, la qualità tecnica, seppur molto vintage, è molto alta. In questa graphic novel troveremo 5 racconti diversi, ma fedeli alle opere originali cinematografiche, ossia: La festa del papà, La morte solitaria di Jordy Verrill, Alta marea, La cassa, Strisciano su di te.

Anche se provengono dalla geniale mente di Stephen King noteremo che l’autore non è nel suo massimo di creatività, infatti in pochi sanno che in quegli anni di crescente successo la madre si ammalò di cancro e lui ebbe problemi di tossicodipendenza per diversi anni.

Tralasciando aspetti secondari che non intaccano la sceneggiatura in sé, purtroppo a livello narrativo soffrono di molte carenze e cliché dell’epoca, rendendo quasi la lettura difficile. Oserei quasi definirle semplici storielle da campeggio per la banalità dei contenuti. Ho trovato snervante anche l’incoerenza data da censure che lo rendono uno splatter family friendly, visto il periodo storico in cui sono ambientate giustifico solo per metà questa scelta perché evidenziano la totale assenza dei tratti caratteristici di Stephen King.

Purtroppo il fumetto è un media complesso da capire, non tutti conoscono le dinamiche date dalla struttura delle tavole e dagli storyboard, in questo caso gli eventi sono frettolosi e poco eloquenti anche se resi egregiamente a livello grafico. Ed è proprio questo dettaglio che conferisce una marcia in più, ci sono scene realizzate perfettamente tanto da sentire la puzza di marcio o la sensazione di affogare. Una delle mie parti preferite si trov nel racconto di: La morte solitaria di Jordy Verrill, dove la sensazione di essere ricoperto da una pianta aliena ti fa immedesimare totalmente con il povero Jordy tanto da voler premere il grilletto.

Nel complesso le storie sono semplici e lineari, non troveremo nessun tipo di mindfuck o complessità in esse, credo siano adatte per un pubblico amante degli horror vecchio stampo oppure a chi non ha troppe pretese, trovo che il vero punto di forza sia l’aspetto tecnico, che grazie alle sue capacità di comunicazione comunicherà, scusate la ripetizione, più della sceneggiatura in sé, regalando sensazioni, paure e, perché no? anche un po’ d’ansia se lette in una foresta desolata.

Ritengo, comunque, che la Oscar ink abbia svolto un lavoro perfetto con questa edizione: dalle traduzioni all’adattamento dell’opera, rendendo pienamente giustizia all’edizione originale. Consiglio quest’opera a chi, come me, ama conoscere tutte le opere, anche secondarie, di Stephen King, o a un pubblico amante della golden age del cinema horror.

Purtroppo non ho amato Creepshow per i suoi evidenti problemi di invecchiamento e il fatto che abbia un’impronta anonima nonostante sia stata creata da grandi nomi. A parer mio (totalmente soggettivo) salvano quest’opera la splendida edizione e il comparto tecnico, ma la notevole mancanza dei tratti distintivi del maestro dell’horror non mi permettono di dare un voto maggiore a 3 astronavi.

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