Review Party: I Sette Mariti di Evelyn Hugo, Taylor Jenkins Reid

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Ciao lettori, come state? Oggi sono qui con una nuova recensione totalmente inaspettata. Questo romanzo mi ha incuriosita fin dal primo momento in cui ho sentito parlarne, nonostante ciò non avevo proprio idea di cosa stessi andando in contro nel momento in cui ne ho iniziato la lettura. Prima di iniziare a parlarvene voglio ringraziare, come sempre, Ylenia di Reine des Livres per aver organizzato l’evento e la casa editrice per aver fornito la copia digitale dell’opera.

Trama

Dopo anni vissuti lontano dai riflettori, la ex “divina” di Hollywood Evelyn Hugo, autentica icona della storia del cinema, è finalmente pronta a svelare la sua verità. E anche quella sui suoi sette mariti, naturalmente. Per farlo, sceglie Monique Grant, una reporter semisconosciuta. La più stupefatta è proprio Monique: perché proprio lei? E perché proprio adesso? Si dà il caso che per la giornalista non sia proprio un gran momento: dopo pochi mesi dalle nozze il marito l’ha lasciata, e a trentacinque anni la sua vita professionale sembra già arrivata a un punto morto. L’incarico di scrivere la biografia di Evelyn Hugo potrebbe essere l’occasione che aspettava per dare una svolta alla sua carriera. E così, nello splendido appartamento di Manhattan dell’attrice, Monique ascolta affascinata le parole di Evelyn: dagli esordi nella Los Angeles degli anni Cinquanta fino alla decisione di ritirarsi dalle scene trent’anni dopo, passando per i numerosi matrimoni, l’attrice rivela una storia di feroce ambizione, amicizia inattesa, e un grande amore proibito. Monique si sente sempre più vicina alla leggendaria star: a mano a mano che il racconto di Evelyn si avvicina alla conclusione, appare chiaro che le loro vite sono legate in modo drammatico e ineludibile.

Editore: Mondadori

Data di Pubblicazione: 07 Settembre 2021

Pagine: 420

Prezzo: 20,00€

La storia è veramente super interessante e avvincente, ma soprattutto contiene molta più ciccia di quanto ci si aspetterebbe. Non so se è lo stile utilizzato dall’autrice, la forza accattivante di questa trama, o il mio amore per il gossip (o, per essere più onesta, inciuci), ma ammetto che per me è stato super difficile staccarmi dalle pagine durante la lettura. Nonostante siano parecchi i libri che mi appassionano e che amo, non per tutti riesco a dire che è “facile leggerli”, che scorrono l’acqua, anzi ad essere onesta quasi per nessuno visto che solitamente leggo mattonazzi fantasy, I Sette Mariti di Evelyn Hugo, invece, è stato un romanzo che si è letto praticamente da solo.

Le descrizioni sono state molto essenziale, ma per il tipo di storia doveva essere per forza così. Parliamoci chiaro, stiamo parlando della vita di Evelyn Hugo, a nessuno interessa in che modo la tenda si posava sul pavimento, un eccesso di descrizioni avrebbe reso la trama pesante e ridondante, ma soprattutto avrebbe sviato il succo del discorso. La narrazione segue due punti di vista: quello di Evelyn che si racconta, e quello di Monique che scende a patti con la sua vita, quello che non la soddisfa, ma soprattutto il grande mistero della storia di Evelyn Hugo.

L’ambientazione non è un fattore importante di questa storia, l’intervista si svolge a New York, mentre la vita di Evelyn si è svolta tra New York, Los Angeles e la Spagna. I luoghi, in ogni caso, non sono assolutamente importanti per gli avvenimenti che si susseguono. Tutto ciò sarebbe potuto succedere in una città come un’altra.

I personaggi sono il punto chiave di questa storia secondo me. Evelyn è una vera guerriera; ha sempre fatto ciò che necessario per realizzare i suoi sogni e desideri, e ha sempre anteposto la ragione a quello di cui magari aveva bisogno lei o chi le stava intorno. Non voglio soffermarmi a parlare dei diversi mariti che ha avuto, se fossero buoni o meno, ma sulle difficoltà che questi, in senso molto largo, rappresentano; anzi, non difficoltà, ho usato un termine sbagliato perché quello che voglio intendere realmente è che rappresentano ognuno dei temi super importanti che l’autrice ha voluto includere in questa storia (un po’ mi piace pensare a loro come ai sette peccati capitali). Attraverso i suoi mariti Evelyn ci parla di violenza domestica, tradimento (sia fisico che morale), dei diversi tipi di amore che ci possono essere, come quello dell’idea di quella persona – più che della persona stessa. Dei diritti delle donne e della comunità LGBT+, del diritto all’eutanasia, del cancro, dell’AIDS, delle coppie miste e tanto altro.

In fine, ritengo che nonostante parecchi, se non tutti i temi di questo romanzo siano stati già affrontati diverse volte e tutte in maniera diversa, un po’ tutti abbiano bisogno di leggere questo romanzo perché fa bene. Perché non ti parla come i libri di auto aiuto, ma allo stesso tempo ti aiuta a non avere sensi di colpa per le cose inutili e sbagliate, perché ti aiuta a capire che il mondo non ti deve niente e tu non devi niente al mondo e i sensi di colpa sono solo per chi non sa convivere con le proprie scelte e azioni. Assolutamente 5 stelline.

La Mossa del Principe, C S Pacat – Recensione

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Ciao lettori! In questi giorni abbiamo lavorato un po’ all’aspetto del blog, anche se ancora nulla è definitivo, perché dove siamo attualmente in vacanza la linea non è granché e ancora non abbiamo potuto fare tutte le modifiche che avevamo in mente. In ogni caso oggi riprendo con la pubblicazione degli articoli, quindi tenete sempre d’occhio il blog!

Trama

Con i loro due paesi sull’orlo di una guerra, Damen e il suo nuovo padrone, Laurent, dovranno lasciarsi alle spalle gli intrighi del palazzo e concentrarsi sulle più ampie forze del campo di battaglia mentre viaggiano verso il confine per scongiurare un complotto fatale.

Costretto a nascondere la sua identità, Damen si sente sempre più attratto dal pericoloso e carismatico Laurent, ma via via che la fiducia nascente tra i due uomini si approfondisce, le scomode verità del passato minacciano di infliggere il colpo mortale al delicato legame che ha cominciato a unirli…

Editore: Triskell

Data di Pubblicazione: 23 Febbraio 2018

Pagine: 328

Prezzo: 12,00 euro

La storia riprende esattamente dove termina il romanzo precedente, ma si nota fin da subito che i toni della narrazione sono totalmente diversi, quasi è difficile credere che i due romanzi siano stati scritti dalla stessa persona, se non fosse per l’immancabile lato erotico di questa storia.

Le descrizioni restano sempre sugli stessi toni. Non sono mai eccessive e stancanti, ma qualche volta sarebbero potute essere giusto un po’ in più. È stato comunque super bello ed interessante vedere come il tutto si è evoluto, e continua ad evolversi, in particolar modo il rapporto tra Damen e Laurent.

L’ambientazione è sempre la stessa, solo che questa volta anziché essere fermi al palazzo di Vere, le vicende prendono una piega totalmente diversa, più politica. Vediamo quindi lo svolgersi della campagna militare, il viaggio intrapreso dai nostri protagonisti per raggiungere il confine tra Vere ed Akielos, e così gli ambienti e la cultura del luogo, approfondendo la conoscenza del posto.

I personaggi sono sempre molto interessanti e speciali. Conosciamo meglio Laurent e Damianos, ma anche molto i personaggi secondari, alcuni super interessanti, altri super bastardi, e indirettamente approfondiamo anche la conoscenza dello zio di Laurent, tramite emissari e trame secondarie. La cosa che ho apprezzato maggiormente in questo volume, è soprattutto il modo in cui evolve il rapporto tra i due protagonisti, veramente inspiegabile il modo in cui cattura e rapisce. Negli ultimi tempi ho serie difficoltà a divorare libri, ma con la trilogia del principe prigioniero mi ha totalmente distrutta, rapita e chiusa.

In fine, ho super adorato, anche più del primo, questo secondo volume di una storia super particolare. Assolutamente 4.5 stelline

Com’è realmente The Suicide Squad – Missione Suicida? | Recensione

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Ciao gente! Ieri sera sono andato a vedere The Suicide Squad – Missione Suicida di James Gunn, ma come è realmente? Aspettavo da molto questo film, avevo delle aspettative altissime e posso dirvi fin da subito che le ha addirittura superate. Ovviamente questa recensione sarà divisa in due parti: una spoiler free, ed una spoiler, ma tranquilli vi avvertirò io quando inizierà. Ora bando alle ciance, e parliamone, che non sto nella pelle.

Solitamente non apprezzo particolarmente i prodotti cinematografici della DC, ma adoro Gunn e sapevo/speravo dentro di me che avrebbe espresso tutto il suo potenziale. C’è una differenza abissale con il primo Suicide Squad e lo si nota fin da subito, perché, parliamoci chiaro, nonostante l’idea avesse del potenziale, faceva proprio cagare. Gli unici prodotti degni di nota in casa DC, prima di questa pellicola ovviamente, erano la saga del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e l’ultimo Joker diretto da Todd Phillips, con la magnifica interpretazione di Joaquin Phoenix. Ma Gunn in questo caso ha dettato nuovi standard di qualità. Essendo che la Warner Bros gli ha dato carta bianca, lui ha usato tutto il suo genio esprimendo a pieno la sua creatività come regista.

Appena è iniziato il film si respirava già un aria diversa dalle altre produzioni. Anche se è il secondo capitolo della saga il regista fa vedere un collegamento con il vecchio film, e nonostante ciò anche una persona che non ha visto il primo Suicide Squad, può vedere questo liberamente e goderne a pieno. Le musiche, come al solito, sono pazzesche e la genialità di Gunn la si può intravedere ogni secondo: dai ritmi ben studiati, ad un umorismo cinico che deride la morte, e diciamolo, CHE MORTE! Un mix perfetto tra splatter e non troppo violento che ti fa spaccare in due dalle risate, per non parlare di come Gunn usa i cliffhanger e dirige la regia, genialità pura.

Ovviamente non è perfetto come film, ci sono alcune cose che non vanno, ma alla fine dei conti non intaccano l’opera e non disturbano per niente.

Ma partiamo ora con la trama e la caratterizzazione dei personaggi:

La trama in sé e per sé è molto semplice, riprende in parte la formula del film precedente, ma con delle gigantissime migliorie. Come al solito conosciamo un gruppo di super criminali con abilità diverse, e che apparentemente non c’entrano nulla l’un l’altro, costretti ad affrontare una missione suicida per il Governo americano in cambio di uno sconto sulla pena. I nostri, diciamo, eroi devono intrufolarsi in un Paese chiamato Corto Maltese per sconfiggere la nuova dittatura in possesso di una arma potenzialmente mortale per l’intero mondo.

È proprio da questo semplice pretesto che conosciamo per bene tutti i personaggi, anche perché il regista ti fa capire la sua profonda conoscenza del mondo DC dalle scelte che ha fatto e dalla caratterizzazione di ognuno di loro. Ci sono personaggi che sicuramente vi resteranno nel cuore, come Polka-Dot Man e Sebastian, ma non solo, anche King Shark si farà amare, per non parlare di Bloodsport e Ratcatcher 2. John Cena nel ruolo di Peacemaker vi sorprenderà, e in fine non dimentichiamoci di Harley Queen, che finalmente esprime tutto il suo potenziale grazie al genio di Gunn.

La regia e la fotografia sono meravigliose, ci sono scene che reputo quasi poetiche e da film d’autore, anche le cosidette scene d’azione e di combattimento sono ben fatte, c’è ne una in particolare che ho amato e che vi dirò nella parte spoiler (tra poco). Insomma, questo film mi ha sorpreso un po’ come fu per Spiderman Into The Spiderverse, percependo quella sensazione di vedere un fumetto animato.

Tirando le somme quest’opera è assolutamente da guardare al cinema, essendo la massima espressione di un genio che difficilmente si riuscirà replicare, o fare di meglio nel campo dei film dedicati ai fumetti. Non vi nasconderò che nonostante io adori il lavoro di James Gunn su Guardiani della Galassia, e nonostante siano due opere completamente diverse io preferisco The Suicide Squad, perché senza limitazioni da parte di Disney, Gunn ha espresso il suo pieno potenziale in una produzione con un budget degno di nota. Il mio voto è 5 su 5.

Spero che questa recensione ti sia piaciuta fammi sapere se guarderai o hai già guardato il film nei commenti. (Sì, sto per passare alla parte spoiler)

Ora, però, passiamo alla parte Spoiler (eccomi), quindi se non hai visto il film ti consiglio di tornare dopo la sua visione. Se invece hai già visto il film, o non ti interessa di farti spoiler, prosegui pure con la lettura. Partiamo subito!

Appena iniziato il film, ho notato subito Michael Rooker nel ruolo di Savant, tant’è che mi sono subito girato verso Cate per chiederle se l’avesse riconosciuto. Per chi non sapesse chi è Michael Rooker: è l’attore che interpreta Yondu in Guardiani della Galassia. La scena iniziale, in cui lo vediamo uccidere un povero uccellino con le sue abilità, credo già basti a dettare il mood della pellicola. Quando poi il karma fa il suo corso, e dopo la sua morte da codardo di fronte a una missione suicida, lo stesso uccelino (o meglio, stessa razza) va a mangiare i residui del suo corpo spappolato, non potevo che esclamare Sì, CAZZO! Però non nego che amo questo attore, e un po’ mi è dispiaciuto. Anche le morti degli altri componenti della squadra sono fatte bene, ma soprattutto ideali e coerenti con i personaggi scelti. Mi sono meravigliato vedendo la “prima squadra”, perché ho pensato diamine, solo uno come Gunn riuscirebbe a mettere un personaggio inutile come Weasel, e farlo diventare iconico in soli 20 min per poi farlo affogare subito, e non vi nego che il mio umorismo cinico si è praticamente spezzato in due dalle risate. Quando poi è morto Boomerang non vi nascondo che ho quasi esultato, odiavo quel personaggio. Durante tutte queste morti, apparentemente senza senso, ho adorato anche la scena in cui Harley Queen parla con un morente Javelin, e lui lascia il discorso a metà, morendo appunto, e lei all’inizio sembra che voglia accarezzarlo, ma in realtà lo prende a schiaffi, mostrando tutti la sua pazzia in un paio di minuti!

Il rapporto fra i personaggi principali è meraviglioso, ho adorato il rapporto tra Bloodsport e Ratcatcher 2; e parlando di Cleo, la scena in cui rivede i ricordi del padre nei vetri del minivan è meravigliosamente poetica, oltre ad avere anche un messaggio molto bello dietro. Ma soprattutto, vogliamo parlare del topolino Sebastian? Ma che tenero è? Cioè dopo il film sarei andato volentieri in una fogna ad adottarne uno.

King Shark e Polka-Dot Man, per gli amici pallino, sono i due personaggi principali che ho amato di più. La stupidità mista a crudeltà, ma anche tenerezza di King è un qualcosa che solo Gunn poteva realizzare. L’esperienza maturata con Guardiani della Galassia ha portato la caratterizzazione dei personaggi a un livello successivo. Cioè, concentriamoci soltanto su pallino, è il personaggio più carismatico del film. e il fatto che lui odia così tanto la madre da rivederla in tutti, è un qualcosa di inspiegabile e devastante a livello umoristico.

Per non parlare di Peacemaker. Solitamente ogni membro della squadra ha una storia unica, ma nel caso di Peacemaker, la storia è uguale a quella Bloodsport, perciò tra di loro nasce una strana competizione a chi uccide in maniera più efficace, e la scena in cui vanno a salvare Rick Flag nell’accampamento dei ribelli – uccidendo tutti senza sapere che fossero dalla loro parte si – crea un siparietto comico straordinario, i due quasi si trasformano in bambini che hanno fatto una marachella, quando in realtà hanno sterminato tutti con una spietatezza assurda. È stata a dir poco magnifica come cosa, tra l’altro i rumor sulla scena di nudo integrale maschile erano veri, era proprio una delle guardie ad essere nuda e con il pisello in bella vista! Inutile negarvi che ho riso, riso e ri-riso per tutta la durata del film. Ho trovato la comicità pazzesca, e adoro come Gunn uccida tutti senza porsi il benché minimo scrupolo, anche con morti ridicole.

Grazie ai cliffhanger Gunn ti fa credere a una cosa e dopo ti distrugge tutto, un po’ come nella scena dell’accampamento di cui vi ho appena partlato. Vogliamo parlare di come ha diviso il film in capitoli, proprio come in un fumetto? Queste scritte che si creano grazie alle ambientazioni circostanti sono bellissime, ha migliorato uno stile ben noto che forse avete già visto nelle intro di Umbrella Academy ed altre produzioni degne di nota. Le scene poi, in alcuni casi, hanno dei colori pazzeschi, e non posso non dirvi che ho adorato la scena dove si evince tutta la pazzia di Harley Queen e al posto del sangue vediamo fiori. Un’altra scena che ho adorato è del combattimento tra Flag e Peacemaker, dove quest’ultimo si rivela un traditore bastardo e i due se le suonano di santa ragione nel riflesso del casco di Peacemaker, che Bloodsport chiama graziosamente tavoletta del cesso.

Ci sono poi state scene che ho adorato soprattutto per la parte comica, tipo quando Gaius Grieves viene minacciato da Ratcatcher 2 si essere – praticamente e letteralmente – infilato dieci ratti su per il culo, e lui risponde più o meno una cosa del genere: Vuoi che ti rispondo sinceramente? Perché potrei sorprenderti. Lì sono proprio morto perché Gaius fin da subito ci viene presentato come è un personaggio un po’ lussurioso, ma non mi aspettavo una battuta del genere, ancora ora rido ripensandoci. Anche se è una scena triste, anche la morte di pallino è bellissima e super divertente: nello scontro contro Starro, Bloodsport lo incita a combattere esclamando “non la vedi? Quella è tua madre, e lui alza gli occhi e ci mostra la madre un versione Godzilla della madre, lì ho perso un polmone, sembrava quasi fosse una parodia dei film dedicati ai supereroi, magnifica, anche se quando è morto, dicendo sono un supereroe mi è uscita una lacrimuccia.

Vogliamo parlare di quelle cazzo di medusine piranha che sembrano così kawaii, ma alla fine sono delle stronze pazzesche? Bellissimo anche perché proprio in quella scena King Shark sembra un bambinone, proprio come Groot!

Prima dello scontro contro Starro, quello tra BloodSport e Peacemaker pure è stato bellissimo anche se breve. I due si sparano a vicenda, e Bloodsport lo uccide usando una delle sue teorie, ovvero proiettili più piccoli, in sala abbiamo gridato tutti Boooom Bitch!

Passiamo, e finiamo con Starro, il cattivo che non è un reale cattivo, a mio avviso, ma una povera vittima. Quando uccide Gaius dopo essere stato torturato per anni, già facevo il tifo per lui, ma quando muore grazie all’aiuto dei ratti di Ratcatcher 2, e dice io volevo solo guardare le stelle, mi sono sentito tristissimo.

Che dire, gente, avrei ancora tanto altro da dire, scusate se ho tralasciato qualcosa, ma potrei parlare veramente per ore di questo film. James Gunn ha superato tutte le aspettative che avevo riposto in lui con un film che esprime la sua genialità e il suo cinismo ai massimi livelli. È da considerarsi un piccolo capolavoro, seppur imperfetto, ma gliela lasciamo passare questa. Se tutti i film DC – ovviamente adatti – fossero diretti da lui, e io fossi in casa Disney/Marvel, avrei un po’ di paura. Il voto che si merita è 5/5 perché ha saputo sorprendermi, intrattenermi e farmi ridere come poche produzioni!

P.s la scena post credit che introduce la serie di Peacemaker è benaccetta, ma ora lo considero una merda, quindi vediamo se mi farà cambiare idea! Con questo è realmente tutto, alla prossima, gente!

Blog Tour: Sogni di Mostri e Divinità, Laini Taylor – La trilogia nel panorama fantasy

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Ciao lettori! Torno a parlarvi dell’ultimo capitolo di questa fantastica trilogia, non sotto forma di recensione, ma per come vedo questi romanzi all’interno del panorama fantasy, paragonandoli, quindi, ad alcune delle mie letture a tema. Prima di iniziare voglio ringraziare ancora una volta Ylenia di Reine des Livres per aver organizzato l’evento e la casa editrice per averci fornito la copia digitale dell’opera.

Trama

La misteriosa Karou è una chimera unica nel suo genere: al contrario dei suoi simili, l’eroina de la trilogia La chimera di Praga ha sembianze umane, impreziosite da meravigliosi capelli blu. È innamorata di Akiva, un serafino dalla bellezza eterea. Angeli e chimere sono però nemici naturali, in lotta da secoli. C’è solo un modo per ristabilire la pace: tentare un’alleanza fra le chimere e quegli angeli che, come Akiva, hanno deciso di ribellarsi al loro imperatore.
In questo terzo e conclusivo capitolo della saga entriamo subito nel vivo dell’azione: l’esercito degli angeli discende sulla Terra, in pieno giorno, in una Roma sfolgorante di sole, con uno stuolo di telecamere intente a riprendere e un pubblico sbalordito a osservare la scena. Nel frattempo, dopo il tradimento che ha portato la sua specie allo stremo, Karou sta ricostruendo l’esercito delle chimere e, grazie a un inganno ingegnoso, è ora alla guida della ribellione contro gli angeli. Il futuro della sua specie dipende da lei, ed è giunto il momento dello scontro finale. Riusciranno Karou e Akiva a realizzare il sogno di una realtà in cui i loro popoli smettano di distruggersi e in cui, forse, potrebbe esserci spazio per il loro amore?
Con queste pagine mozzafiato, caratterizzate da una tensione costante e una serie di personaggi indimenticabili, Laini Taylor conferma il suo grande talento.
Un finale stupefacente per una trilogia fantasy davvero epica, una suggestiva rivisitazione moderna della mitologia classica e cristiana che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo.

Editore: Fazi Editore

Data di Pubblicazione: 20 Maggio 2021

Pagine: 572

Prezzo: 13,00€

Ho deciso di strutturare questo articolo una maniera un po’ diversa dal solito, anche perché è la prima volta che scrivo un articolo del genere 😂 Voglio prendere alcuni elementi di questo romanzo, quelli che mi hanno colpita o fatto riflettere di più, e confrontarli con elementi “simili” di altri romanzi.

Un elemento che caratterizza questo romanzo, e che è praticamente alla base di tutto è, a mio parere, la guerra, la lotta quasi eterna tra serafini e chimere. Per questa guerra sono state fatte cose realmente abominevoli, nelle macchinazioni dei “potenti” nulla ha valore, nemmeno i civili, che fino a poco prima sono sempre stati esclusi e salvaguardati, preservati da questa orribile realtà e da questi pericoli. L’imperatore dei serafini, però, a un certo punto, non è più della stessa idea. Questa situazione mi ha fatto molto pensare a quello che succede ne La Guerra dei Papaveri, perché è proprio come lo stato nemico si comporta con l’Impero, distruggendo intere città e massacrando migliaia di civili. Per Mugen le persone non contano e sono sacrificabili così come per Joram gli Illegittimi valgono meno di 0 e sono più che sostituibili. La differenza sta nel fatto che i soldati di Mugen hanno assorbito la stessa ideologia dei loro superiori, mentre i serafini a un certo punto si ribellano perché non hanno mai accettato il poco valore che viene dato alle loro vite.

Allo stesso tempo la resurrezione delle chimere mi ha fatto un po’ pensare alla tregua dei vent’anni che si legge all’interno di Truthwitch. Questa idea me l’ha fatta venire in mente in particolare il disegno realizzato da Karou sulla guerra, prima di riavere i suoi ricordi da Madrigal, che viene citato nell’ultimo romanzo della trilogia. L’immagine che ci viene presentata è quella di due persone sedute a un tavolo che mangiano dalle rispettive ciotole, quello che mangiano è il “popolo” dell’altro e “vince” il primo che svuota la ciotola. Karou osserva che è come se loro “barassero” dal momento che la ciotola nn si svuota soltanto, ma viene anche riempita, in continuazione. Quindi sì, anche per loro la guerra è fissa, costante, vita, ma allo stesso tempo non rappresenta anche la morte, come invece è per i serafini, le cui fila inevitabilmente si sfoltiscono. Questa situazione per me può essere vista anche un po’ come una tregua per le chimere, che in ogni caso continuano a vivere, a reincarnarsi, loro in qualche modo possono respirare e andare avanti perché nulla è davvero definitivo.

Altro elemento alla base di questo romanzo è la storia d’amore tra Akiva e Karou, un insta-love a tutti gli effetti, ma che non può permettersi assolutamente di essere paragonato alla maggior parte degli insta-love che leggiamo nei romanzi fantasy e non (qui parla un’amante degli enemies-to lovers). La particolarità di questo romanzo secondo me è che questo insta-love si ripete, c’è un incontro di anime prima che di carne, anche senza conoscere le vere e rispettive identità, nonostante un inizio un po’ travagliato Karou e Akiva provano un’attrazione e un’elettricità da paura, sempre e comunque, ancora e ancora.

Non mi piace fare classifiche e dire questo è meglio di quello e simili, ma a mio parere la trilogia della Chimera di Praga si posiziona veramente in alto nella scala dei romanzi fantasy. Affronta tantissimi temi importanti (non dimentichiamoci del razzismo) e lo fa in maniera unica ed eccezionale.

Review Party: Loveless, Alice Oseman

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Ciao lettori, pare che questa settimana io stia riuscendo a essere abbastanza attiva, e sono la prima a stupirsene ahahaha, ma va bene così, quindi shhh che va a finire che se ne parlo troppo poi torno ad essere un fantasmino. A parte sproloqui vari, l’articolo di oggi è un’altra recensione a tema lgbt+, ma un po’ diversa dal solito dal momento che non si parla di relazioni semplicemente omosessuali o bisessuali, ma si esplora un’altra faccia della grande bandiera: l’asessualità. Prima di iniziare vorrei ringraziare Ylenia di Reine des Livres per aver organzato l’evento, e la casa editrice per aver fornito la copia digitale dell’opera.

Trama

Georgia ama le storie d’amore. Tutte. Da sempre. E crede nella magia dell’amore raccontata nei film, nei libri e nelle fanfiction romantiche da cui è ossessionata. Eppure, a diciotto anni, non ha mai baciato nessuno e non ha mai avuto nemmeno una cotta di quelle folli. Ma, come le dicono i suoi migliori amici Pip e Jason, prima o poi anche lei troverà la persona giusta. Così si dice, no? L’inizio dell’università, in una città che non conosce, lontana da casa, sembra l’occasione perfetta: incontrerà persone nuove, vivrà nuove esperienze e finalmente anche lei imparerà a godersi le farfalle nello stomaco di cui parlano tutti. E poi Georgia ha un piano. Con l’aiuto della sua esuberante compagna di stanza Rooney, che come lei ha una passione smisurata per Shakespeare, riuscirà a realizzare il suo sogno, forse. Ma quando finisce in mezzo a una personalissima commedia degli errori che crea il caos tra i suoi amici di sempre, Georgia inizia a domandarsi perché l’amore sembri così facile per tutti tranne che per lei. Quando poi le appioppano definizioni mai sentite come asessuale o aromantica, incertezza e confusione aumentano a dismisura. Che sia davvero destinata a restare senza amore? O forse, per tutti questi anni, si è tanto affannata a inseguire la cosa sbagliata? E poi, chi lo dice che quello romantico, alla fine, sia l’unica forma possibile di vero amore?

Editore: Mondadori

Data di Pubblicazione: 18 Maggio 2021

Pagine: 384

Prezzo: 19,00€

La storia è molto interessante fin dal primo momento, ci si immedesima subito in Georgia e si affrontano i problemi, i dubbi e le curiosità insieme. È stato super bello e super interessante investigare sulla propria sessualità insieme alla protagonista, affrontare e scoprire nuove argomentazioni e tematiche all’interno del mondo lgbt+ che, anche se alleata, potrei perdermi. Tutto tutto veramente super interessante e figo e nuovo.

Le descrizioni sono molto semplici, ma allo stesso tempo anche veramente accurate. Non ci si perde un pezzo ed è sempre tutto chiarissimo per quanto riguarda ambientazioni, persone ed avvenimenti. La narrazione è in prima persona, ed è super facile immedesimarsi nella protagonista della storia, come ho già detto.

Non approfondisco l’ambientazione perché non si tratta di un fantasy e ci troviamo nel college universitario di Durham, che esiste realmente quindi per chi volesse informarsi a riguardo trovate il sito ufficiale dell’Università proprio qui!

I personaggi si vede che sono scritti dalla Oseman, sono semplici e fanno emozionare. È facilissimo capire motivazioni e pensieri dietro tutti loro, e comprenderli nei loro errori che sono solo da considerare umani. La cosa che più ho amato e apprezzato di questo romanzo, infatti, è proprio il realismo e l’umanità che vengono associati a ciascun personaggio. Prima di tutti Georgia, che di errori ne fa davvero parecchi, ma che è anche tanto coraggiosa e intelligente da riuscire a por loro rimedio nel migliore dei modi. Il mio personaggio preferito di questa storia è molto probabilmente Sunil, di cui mi piacerebbe leggere di più, infatti spero proprio che la Oseman crei un romanzo con lui come protagonista. E poi ci sono Pip e Jason, i suoi migliori amici, ma di loro vi parlerò in un articolo a parte (con un piccolo extra!)

In fine, ritengo che questo romanzo valga tantissimo e che tutti, ma in particolar modo i più piccoli e quelli pieni di dubbi debbano leggere. Sia per non fare gli stessi errori di Georgia, sia per imparare comunque a comprendere gli altri, a non giudicarli e a stargli accanto in ogni caso, ad essere un giusto supporto insomma. Assolutamente 5 stelline

Il Principe Prigioniero, C S Pacat – Recensione

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Ciao lettori! Oggi voglio parlarvi di un romanzo che volevo leggere da tantissimo, e che si è rivelato totalmente al di fuori delle aspettative e sorprendente. Capirete meglio il perché leggendo il resto della recensione!

Trama

Damen è un guerriero e un eroe per il suo popolo, nonché il legittimo erede al trono di Akielos. Ma quando il fratellastro si impadronisce del potere, Damen viene catturato, privato del suo nome e spedito a servire il principe di una nazione nemica come schiavo di piacere.

Bellissimo, manipolatore e pericoloso, il suo nuovo padrone, il principe Laurent di Vere, rappresenta tutto il peggio della corte di quel paese. Ma all’interno di quella letale ragnatela politica niente è come sembra, e quando Damen si trova, suo malgrado, invischiato nelle macchinazioni per il raggiungimento del potere, è costretto a collaborare con Laurent per sopravvivere e salvare la sua casa.

Per il giovane condottiero, a quel punto, vige una sola regola: non rivelare mai, in nessun caso, la propria identità, perché l’uomo da cui dipende è anche colui che, più di chiunque altro, ha motivo di odiarlo…

Editore: Triskell Edizioni

Data di Pubblicazione: 30 Luglio 2017

Pagine: 242

Prezzo: 11,02€

Perché dico che questa storia si è rivelata sorprendente? Perché ci sono un sacco di momenti ed elementi che mi hanno lasciata realmente tanto spiazzata e a bocca aperta. La trama è super interessante, ci viene proposto principalmente il punto di vista di Damianos, in quanto prigioniero della nostra storia, ma c’è anche una forte impronta erotica che, a mio parere, non è per tutti, ma che sinceramente non mi è dispiaciuta, e soprattutto non mi ha fatto valutare negativamente la lettura.

Le descrizioni non sono molto forti, l’autrice si è chiaramente concentrata su altri elementi della storia come le riflessioni di Damianos e le cattiverie di Laurent nella creazione di un enemies-to-lovers che ho adorato.

I personaggi, infatti sono molto particolari e interessanti. Vediamo lo scontro di due culture molto differenti, con relativi usi e costumi. Laurent bello, ma ambiguo; è sempre difficile capire cosa gli passa per la mente, quale sarà la sua prossima mossa. Damianos, invece, ha una mente molto “semplice” e non riesce a comprendere a pieno tutti i meccanismi della corte di Vere. In questo primo romanzo, ammetto di non aver scorto le grandi cose che mi aspettavo da questa coppia, si vede che si è ancora agli inizi e che ancora tantissimo deve evolvere, anche se ci sono diverse sorprese nel finale. Laurent, in ogni caso rimane il mistero più grande, io sospetto che il suo problema con lo zio sia più grande di quanto ci sia stato detto finora.

L’ambientazione richiama un po’ quella dell’antica Grecia, quindi super ovvio l’ho amata. Tuttavia a Vere, dove ci troviamo attualmente, c’è un livello di perversione che stupisce anche Damianos all’inizio, e che ha sorpreso anche me (parlo di questo quando dico che sono rimasta parecchio spiazzata). A Vere i figli bastardi vengono visti come un qualcosa di osceno, di conseguenza i nobili si servono di schiavi sessuali del loro stesso sesso e si trovano ad avere dei veri e propri prediletti, è in questo ruolo che si trova Damen quando viene portato a Vere. La particolarità di questa situazione, però, sta nel fatto che questi prediletti vengono anche mandati nell’arena a “combattere” tra loro.

In fine, questo romanzo anche se diverso dalle mie solite letture e un po’ sopra le righe, mi è piaciuto molto e mi ha veramente incuriosita (tant’è che ho già acquistato tutti i volumi del romanzo e ho già letto anche il secondo, ops). Questo è dovuto principalmente dalla forza dei personaggi, super carismatici e sexy! 4 stelline

Review Party: Guida ai Vizi e alle Virtù per Giovani Gentiluomini, Mackenzi Lee

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Ciao lettori! Torno oggi con un secondo articolo dedica non a un blog tour, ma a un review party. Era tantissimo che volevo recuperare questo romanzo, e fortunatamente (anche se sfortunatamente per il mio portafoglio) stanno pubblicando un saaacco dei romanzi che più attendevo. Ringrazio quindi Beatrice di Io resto qui a leggere per aver organizzato l’evento, e la casa editrice per aver fornito la copia.

Trama

Henry “Monty” Montague è nato per essere un gentiluomo, ma né i collegi più esclusivi d’Inghilterra né la disapprovazione del padre sono riusciti a imbrigliare le sue passioni: il gioco, il buon vino, e l’amore di una donna. O di un uomo. Monty si è infatti innamorato perdutamente del suo migliore amico, Percy, con il quale parte per il Grand Tour: un ultimo anno di fuga e di follie edonistiche prima di assumersi le sue responsabilità di lord. Ma un’incauta decisione trasformerà quel viaggio in una caccia all’uomo attraverso l’Europa, mettendo in discussione tutto il mondo di Monty.

Editore: Mondadori

Data di Pubblicazione: 29 Settembre 2020

Pagine: 864

Prezzo: 28,00€

Prima di parlarvi del romanzo vorrei parlarvi dell’edizione che hanno realizzato per questa occasione. In un unico volume hanno inserito sia Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini che Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne. L’hanno chiamata Siblings’ edition, edizione dei fratelli e i libri sono posti in maniera speculare, quindi leggete il primo romanzo poi prendete il tomo, lo girate, lo capovolgete, e leggete il secondo. Non spaventatevi quindi se leggete 864 pagine nella scheda del libro, è da dividere nelle due letture. Oggi vi parlerò quindi del primo romanzo, quello dedicato ai giovani gentiluomini e tra 7 giorni (è una minaccia) vi parlerò della guida per giovani gentildonne. Ma ora bando alle ciance, iniziamo!

La storia inizia spedita, la narrazione è in prima persona e segue il punto di vista del protagonista, Monty. Da subito sono molto chiare le dinamiche tra i personaggi, in particolar modo tra Monty e il padre, anche se ho confuso, inizialmente, il rapporto tra Monty e Percy. Ci troviamo quindi catapultati nelle numerose vicende e disgrazie che colpiscono il piccolo gruppo, e, veramente, non gliene va una buona, tanto che, come diciamo dalle mie parti, Monty sembrava un Pasqualino passa guai. La lettura è molto scorrevole, leggera e non troppo impegnativa.

Le descrizioni sono abbastanza semplici, ma non superficiali. La narrazione è in prima persona, come già vi ho detto, per cui le descrizioni risultano “limitate” alla sua attenzione e percezione. Più di così avrebbero storpiato il modo in cui è stata costruita la narrazione, quindi le ho trovate perfette ed adeguate al tipo di storia e al tipo di personaggio che comunque ce le trasmette.

L’ambientazione è molto semplice, i nostri protagonisti stanno facendo il Gran Tour d’Europa per cui li vediamo in giro attraverso le diverse città, alcune assolutamente non previste dal tour, ma tutti ugualmente conosciute. Ho trovato un’incongruenza in questo perché mentre erano a Venezia, hanno nominato Murano, una delle sue caratteristiche isolette, ma anche Canal Grande e le due zone non sono collegate, né hanno fatto intendere di aver preso qualche mezzo per spostarsi. Io ho notato questa cosa perché qualche anno fa ho visitato la città, ma probabilmente una persona che non la conosce, non noterebbe l’incongruenza.

I personaggi sono molto particolari e complicati. La tematica lgbt+ è praticamente la base di questa storia e la base della maggior parte dei problemi di Monty, tuttavia non è l’unica tematica importante affrontata all’interno di questo romanzo. Si parla di razzismo poiché Percy è di colore e spesso e volentieri viene scambiato per lo schiavo di Monty, nonostante provenga anche lui da una famiglia nobile, ed è possibile vedere la frustrazione nel dover fare lo “gnorri” nel momento in cui le persone fanno commenti simili o domande sull’Africa, e non poter rispondere a tono a causa della propria posizione precaria. In ogni caso il problema dei neri non viene affrontato limitatamente a Percy, ma ci sono un sacco di vicende importanti in cui si possono vedere le diverse problematiche scaturite da una cosa così stupida come il colore della pelle. Si affronta anche il tema della posizione delle donne grazie a un altro dei personaggi principali, Felicity, che si è trovata sempre limitata, sempre con la voglia di studiare e di diventare medico, ma che ha dovuto affrontare mille difficoltà e impedimenti a causa del padre bigotto (e stronzo), ma che è riuscita a informarsi a modo suo nonostante la giovane età.

In fine, Guida ai Vizi e alle Virtù per Giovani Gentiluomini è stato un romanzo molto piacevole da leggere. Monty mi sta un po’ sulle scatole, c’è stata un po’ di crescita del personaggio, ma veramente limitata, speravo e mi aspettavo di più. È cresciuto troppo nella bambagia e negli agi e proprio non riesce a rendersi conto dei disagi e dei sentimenti degli altri, tra i tanti problemi che lo riguardano, diciamo che mi aspettavo un po’ di più e questo, per me, è la pecca maggiore del romanzo. Quindi sono giorni che combatto tra me e me e dico: questo romanzo merita 4 stelline, poi penso a Monty e lo retrocedo a 3.5 stelline, poi penso agli altri personaggi e anche alle cose brutte che ha dovuto subire Monty e il suo modo di reagire a determinate cose e ritorno sulle 4 stelline, e ho deciso di lasciare questo come voto finale perché non sarà la superficialità di un personaggio a declassare un romanzo tanto ben fatto.

HeartStopper Vol1, Alice Oseman – Recensione

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Un po’ di tempo fa la casa editrice era in cerca di recensori per questa uscito, potevo mica tirarmi indietro?

Trama

Charlie e Nick frequentano la stessa scuola ma non si sono mai incontrati… fino al giorno in cui si trovano seduti l’uno accanto all’altro. Diventano subito amici. Anzi di più. Charlie si innamora perdutamente di Nick, anche se pensa di non avere alcuna possibilità. Ma l’amore è sempre sorprendente, e anche Nick si scopre attratto da Charlie. Molto più di quanto entrambi potessero immaginare.

Editore: Mondadori, Oscar Ink

Data di Pubblicazione: 12 Maggio 2020

Pagine: 288

Prezzo: 17,00€

La storia è molto semplice. Parte da subito scorrevole, ci sono parecchi punti in cui i discorsi mancano, sono i disegni e gli sguardi a parlare qui. Avrete letto ormai anche nei bagni degli autogrill che HeartStopper è una storia dolcissima, ed io non posso far altro che confermare questo dato di fatto.

I disegni, devo essere sincera, non mi fanno impazzire, ma questo è un aspetto totalmente soggettivo poiché prediligo stili diversi da quello utilizzato qui, e il mio ragazzo (che fa il grafico) dice che è un bello stile.

Non vi parlo dell’ambientazione perché non è una storia fantasy.

I personaggi sono dei veri cuoricini di panna. Mi sono affezionata subito sia a Charlie che a Nick. Mi batteva il cuore quando batteva a loro, mi veniva da piangere quando loro erano tristi. Veramente ben fatti, anche se conosciamo ancora poco di loro.

Ho amato questa storia dalla prima pagina. Troviamo di tutto: amore, bullismo e vita quotidiana. Non dimentichiamoci che è una storia per ragazzi! Vengono espresse benissimo tutte le emozioni, e come ho già detto il lettore le prova insieme ai personaggi. La storia finisce di colpo, senza un vero finale poiché adesso dobbiamo solo aspettare il seguito. Siamo pieni di domande e, un po’ come se fosse una droga, ne vogliamo solo un’altra dose.

La dolcezza di questo mondo è, a mio avviso, unica. Ho amato le schede dei personaggi a fine libro. Oscar Vault, che aspetti a pubblicare il seguito? 4.5 stelline!

Qualcuno saprà che ho aperto uno shop di segnalibri insieme al suddetto fidanzato. Abbiamo deciso di creare un segnalibro a posta per questa dolcissima e di pubblicarlo in occasione dell’uscita del libro! Il negozio si chiama Pendragon’s Shop! Cliccano sul nome andrete sulla pagina Instagram, cliccando qui sarete reindirizzati al segnalibro dedicato ad HeartStopper! Lo potete vedere di seguito: